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venerdì 9 dicembre 2011

SK8 OR DIE!

Capita che un elemento del passato torni a fare visita nel presente, aprendo uno squarcio nella realtà che sto vivendo; non così spesso, non così sovente, ma quando avviene vengo travolto da un treno di ricordi che mi spiazza e mi lascia senza fiato e mi fa venire voglia di scriverne.
Ho ritrovato per caso la mia prima e unica tavola da skate. Cazzo, già sento le risate e chi urla: Robbo, ma facci il piacere, tu, con quella testa di cazzo, sei andato sullo skate?
Eppure è così. Sarà stato il 1991. Al Balùn, per poche lire, avevo trovato una tavola che faceva al caso mio. Per i primi tre anni del Liceo, e in parte fino al quarto anno, no, per tutto il quarto anno del Liceo insieme ad altri compagni di quel tempo passavamo pomeriggi o intere giornate a fare acrobazie del cazzo con quelle tavole con le ruote. Ripenso al me, al Robbo di quel tempo, un ragazzetto magro con i capelli rasati, senza occhiali, non tanto diverso da chi sta pestando le lettere della tastiera del computer che ha davanti.

Non tanto diverso ma di sicuro molto più agile e spericolato. Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak!
Che figo...si imparava dai ragazzi più grandi, nei parcheggi sotterranei e in posti isolati dove alcuni si attrezzavano e improvvisavano, davvero improvvisavano rampe dove potevamo cazzeggiare alle grande...Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak! E via...qualcuno veniva con le Bmx o con le Mtb e via, le acrobazie diventavano sempre più audaci...mica ci riparavamo con ginocchiere o altro, manco per il cazzo. Jeans, magliette con le tre strisce dell'Adidas, sneakers di qualsiasi tipo ai piedi; mancavano i grattacieli di Manhattan alle nostre spalle e il verde di Central Park e si poteva davvero essere a Gotham City, La Grande Mela. Braccia nude, cemento e cadute che ti spezzavano le ossa, disegnavano lividi dappertutto e divoravano la fibra dei jeans.
Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak!

Sublime quando qualcuno portava quei mega stereo portatili, dei radioloni che sputavano note a un volume da lite condominiale, le ragazze con le macchine fotografiche, e via, si ascoltava musica e si ballava...Anthrax, Metallica, Alice In Chains, Pearl Jam, Ugly Kid Joe e poi Rage Against The Machine, Therapy? e poi Rap e Funk...ci piaceva scimmiottare i rapper, manipiedibracciagambe che scattavano come attraversati dalla corrente elettrica...Sugar Hill Gang, GrandMasterFlash, The Pharcyde, Urban Dance Squad, Public Enemy, Run Dmc e il primo funk dei Red Hot Chili Peppers...alcuni di noi con i pantaloni larghi in perfetto Freaky Style...e lo skate continuava a produrre quel rumore eccitante e magico: Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak!

Le acrobazie. I tricks. La maggior parte di noi eseguiva degli Ollie e basta, altri li utilizzavano come base per trick molto più elaborati. Non sono mai arrivato a eseguire un flip, a staccare e far ruotare la tavola. Ci ho provato. Mi sono sfracellato parecchie volte. Chissenefrega ho sempre pensato. A me piaceva divertirmi, cazzeggiare, ghignare. Spararmi le pose davanti alle amiche, giocare a fare il figo. C'erano i soliti pesantoni del cazzo che dovevano rovinarti il pomeriggio con le loro cazzo di competizioni, il loro linguaggio pseudo accademico e impegnato...noi sì che siamo bravi, noi sì che siamo dei fighi...Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak! Andatevene affanculo e succhiatemi il cazzo, stronzi!

Si cercava di studiare, ma si ascoltava sempre tanta musica, si cazzeggiava mica da ridere, le giornate parevano durare mesi, e strimpellavo pure il basso, only for fun, insieme a un compagno di classe, e quelle note modulate e profonde mi cullavano lo stomaco. La sera provavo a scrivere, la bussola interiore cercava un Nord e non lo trovava, in quel quadriennio costellato di riti di passaggio.

Poi ci fu la gita a Strasburgo e Baden Baden, di cui ho già parlato qui. Cinque giorni che mi porterò fin dentro la tomba, cinque cazzo di giornate in cui tutto non è mai più stato lo stesso. Il sesso, la prima volta, con una ragazza, una realtà differente nella scuola che ci ospitava, ragazzi che facevano skateboarding meglio di chiunque altro, ragazze che suonavano la chitarra meglio di tutti, la solita fontana dei desideri, Salma che mi invita a esprimere un desiderio buttando un plettro nella fontana, io che la prendo per il culo ma poi un cazzo di desiderio lo esprimo...poi ci fu la caduta, il quarto anno. Capii che lo skate sarebbe finito così. Solita musica a palla, birra in bottiglia, odore di erba, risate, foto, la mia maglietta nera con una provocante Louise Veronica Ciccone e la scritta Like A Virgin, un flip provato a cazzo, intontito da birra e fumo, il mento che raschia il cemento.

Pronto Soccorso. Il dottore, che somigliava a Sberla dell'A-Team, che mi prendeva per il culo. Ricucito come una salamella, ma Sberla fece un buon lavoro perché col tempo quei tre punti di sutura sono sbiaditi.

Le cose più importanti sono le più difficili da dire, perché le parole le immiseriscono. È difficile che un estraneo provi qualcosa per le cose belle della tua vita. Stephen King ha ragione. Ma questo cazzo di skateboard ha aperto un varco nei ricordi. So che a molti non gliene fregherà un emerito di quanto ho scritto, ma penso anche che sia compito di ognuno di noi utilizzare in qualche modo il passato, i ricordi che non abbiamo mai immortalato nelle fotografie, per illuminare il presente che viviamo ogni giorno; e fissare qualcosa per il futuro. Non sappiamo che cosa, ma l'adolescenza ha avuto e ha un significato preciso per molti di noi. La stessa adolescenza è un intero rito di passaggio. Dentro gli occhi di alcuni rimane la stessa luce. Salgono dallo stomaco alla gola le stesse sensazioni di un tempo. Stringendo lo skate vorrei tanto tornare a quei tempi, ma non per fare il nostalgico, per carità, non fraintendetemi. Solo per provare quel gusto della libertà, quell'eterna primavera della speranza che vorrei non mi abbandonasse mai, Mai, MAI. Vorrei risentire quel Ta - tlak della tavola e flippare sempre e ovunque. Dove osano le aquile, per intenderci.

E se ci pensate un secondo su, capirete da soli quale desiderio ho espresso, quel pomeriggio ventoso di marzo del 1993.

Zio Robbo








mercoledì 23 febbraio 2011

JOE BLOW

Sasha Grey

Lo so. Non aggiorno il blog. Sono impegnato a scrivere altro. Poi mi sono accorto che molti video che ho inserito nei novantanove post precedenti sono stati rimossi per le più svariate ragioni. Non era Internet, ex strumento militare, una sorta di Land Of Freedom? Non credo. Comunque, dopo l'ultimo post che risale al giorno del mio compleanno, ecco il centesimo post. Sperando che, nonostante e grazie alla fase acuta di scrittura creativa al di fuori del blog, quest'ultimo possa rinascere. Come era accaduto alla trasmissione Matrioska (ve lo ricordate il volgare e bruttissimo pupazzo Scrondo?) che rinacque dalle ceneri quale Araba Fenice.

Comunque. Le Niuuuz di Google stanno martellando da più giorni con due terribili notizie: l'aumento del binge drinking, una sorta di sbevazzamento fuori dai pasti e in tempi ridottissimi, soprattutto tra le donne, e il nesso eziologico tra sesso orale e cancro alla gola, dovuto a un simpaticcisimo Papilloma Virus.

No. Vada per il bere, ma la seconda notizia no. Il sesso orale non lo devono toccare. Una delle poche cose per cui vale la pena vivere. Arrivano questi tizi in camice bianco, mostrano qualche grafico...e addio blow job? No. Non posso veder tramontare un'epoca del genere porno (P.O.V., Point Of View e tutti i sottogeneri quale Bukkake, Gagging, Deep Throath, Over The Edge e bla e bla e bla). No. Non ci sto. Donne, non credeteci.

Poi. Un consiglio ai maschietti. Evitare Blow Job con una donna dedita al binge drinking. Come mi è capitato in passato, potreste trovarvi, nel momento topico, con la parte inferiore del corpo e i pantaloni imbrattati di vomito. Il puzzo di vomito vi seguirà dappertutto. Anche nei vostri incubi.

Lascio un video dei Gossip. Sperando che non lo tolgano.

Zio Robbo



lunedì 17 gennaio 2011

GIRL POWER

Richard Gere

Dopo un lungo bagno infilò nel videoregistratore
Pretty Woman.
Lisa fu colta da un sussulto di colpa al contatto elettrico che riportò in vita il vibratore nella sua mano. Come se non ne avesse avuto abbastanza di cazzi a Ibiza, e di ogni forma, dimensione e colore, ma spesso è questo che capita coi cazzi, più ce ne hai e più te ne viene voglia. Quel lembo della passera si era infiammato di nuovo, e una distratta grattatina si era trasformata in un'esplorazione. Dopo era subentrata la tecnologia. Era arrivata al punto di un video sullo schermo e di un lento, delizioso titillio del clito. Richard Gere era proprio un maestro nei preliminari, mai nessuno era stato capace di mandare Lisa in un'estasi simile. Ora vediamo se Riccardone è abbastanza birichino da finire il lavoro...

Estratto da Colla, di Irvine Welsh, 2002 Ugo Guanda Editore, trad. di Massimo Bocchiola.

In tempi già sospetti, la sintesi di quello che ho sempre considerato essere il Girl Power. Anche per Welsh, a quanto pare. Se cliccate sul titolo del post, vi potete guardare un video e una canzone dei Groove Armada, duo inglese che ci ha rotto i coglioni con questo pezzo in heavy rotation su Mtv. La canzone può piacere, il video pure...e considero l'estratto di Welsh il lato B (o meglio il post - vacanza) che non viene mostrato dalla protagonista del video stesso.


Zio Robbo

giovedì 23 dicembre 2010

ALL I WANT FOR CHRISTMAS IS...HOLLIE FROM MANCHESTER!

Proprio così. Odio il Natale. Sarei felice di afferrare il Natale alle spalle. Tramortirlo e dargli fuoco, cospargendolo di benzina, prima. Dopo averlo, però, inchiodato al pavimento. Anche al Capodanno riserverei un bel trattamento: gli taglierei la gola o vorrei avere la soddisfazione di essere il boia che lascia andare la lama della ghigliottina e vede la testa mozzata del Capodanno rotolare giù dal palco. Grand Guignol. Al Ferragosto...mmmhh...è talmente inutile che gli sparerei in faccia: con un due canne caricato a pallettoni.

Sarei solo felice di trovare sotto l'albero Hollie Peers from Manchester, la ragazza rivelazione per il 2010 della Page 3 del Sun, il miglior tabloid britannico in circolazione...poi segue quella monnezza stampata di Nuts.

Lascio l'incipit di Manhattan, stupendo film di Woody Allen. In lingua originale. Segue la stessa versione di Londra, con la voce fuori campo densa di un accento cockney...if Woody Allen was born in London...forse odierei meno il Natale se lo potessi trascorrere a NYC o Londra...l'unico mio desiderio, dopo Hollie From Manchester, è farmi ibernare criogenicamente per qualche millennio e sperare di risvegliarmi in un pianeta popolato da grotteschi scimpanzè umanoidi...


Zio Robbo From The Block






mercoledì 15 dicembre 2010

V - VISITORS

Come ho già ripetuto ad nauseam, nell'attuale momento storico mi sento come nella celebre serie tv che è il titolo del post odierno, e di cui lascio la sigla. Mi sento come Marc Singer/Mike Donovan e i suoi compari della Resistenza e della Quinta Colonna. Fantasia o Realtà?

Dopotutto, i Visitatori erano venuti in pace e volevano solo un po' d'acqua, come il classico seltz che si richiede come accompagnamento a un caffè, quando ci si reca al bar.


Quindi: perché preoccuparsi?


Zio Robbo



mercoledì 10 novembre 2010

VAI VIA



Non vorrei passare per il disfattista di turno. La simpatia che provo per Saviano e Fazio è sempre stata minima, ma dopo aver visto in tivvù questa pubblicità, ho capito solo che i due signori di cui sopra non sanno scrivere perché con il giusto accento. O sbaglio? Magari esiste una regola che permette una licenza poetica quando si scrive per uno spot, su una lavagna, in stampatello. A me pare che il Savia - no nazional - popolare utilizzi una specie di apostrofo, come una lacrima sulla grammatica. Fazio, quando non impegnato con meteorologia e affini utilizza invece l'accento grave al posto di quello acuto. Qualcuno dell'Accademia della Crusca può darmi torto, per cortesia? Cancellerò, nel caso, il post, sostituendolo con blogghissime e pubbliche scuse.

Vi ricordate Adriano Celentano? Era il 1987, la trasmissione Fantastico 8. Celentano, vegetariano e amico degli animali (chissà se gli animali lo vorrebbero come amico, va senza dire), in pieno referendum sull'attività venatoria invitò gli italiani a scrivere sulle schede elettorali (ignaro di causare la nullità delle stesse) La caccia e contro l'amore. Scrisse lo slogan su una lavagna, dimenticando l'accento sulla e. Vi ricordate?

A me sembra di essere sullo stesso piano (basso).

Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile.



Zio Robbo




martedì 19 ottobre 2010

FORECLOSURE OF A DREAM

Zio Robbo è tornato. Vorrebbe parlare di tante cose, robe, situazioni. Di come lui, La Firma Cangiante e Mrs. Martinelli siano stati trattati a pesci in faccia durante l'incontro con Mr. Bret Easton Ellis, relegati in uno stanzino in differita video con la sala adiacente, solo perché i posti in prima fila sono andati a quei paraculi della Scuola Holden e affini, come ha raccontato la Firma Cangiante qui; di come sia assurdo che la cultura sia così elitaria, quando vengono spesi trecentomila euro mensili dei contribuenti per fare incontri in palazzi settecenteschi che non garantiscono il posto a chi non ha le giuste italiche conoscenze; di come le biblioteche non abbiano più fondi e non possano nemmeno comprare più libri; di come allo sciopero nazionale dei Metalmeccanici Zio Robbo abbia capito che i più duri di tutti siano gli operai, e lui era circondato di rivoluzionari che sono tali solo davanti a un cocktail nel locale più trendy dei Murazzi, tanto papi e mami pagano, chissenefotte, godiamoci questa gita a Roma; di come sia dispiaciuto di non aver ancora recensito due romanzi come L'ipotetica assenza delle ombre e Il contrario di tutto; di come vorrebbe finire il primo manoscritto di cui ha gia dato un centinaio di pagine all'editore Voras; di come si sente triste e depresso, il più delle volte.

Visto che quella merda di YouTube rompe il cazzo, ecco i link a due video che ho sognato stanotte.

Enjoy.


Zio Robbo

venerdì 24 settembre 2010

VIAGGI NEL TEMPO

Tempo presente e tempo passato
sono forse entrambi presenti nel tempo futuro
e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
Se tutto il tempo è eternamente presente
Tutto il tempo non ha rimedio.


T.S.Eliot



giovedì 23 settembre 2010

SASHA GREY'S (ANATOMY)

Zio Robbo torna con le sue elucubrazioni.

Nel vano tentativo di comprendere le misteriose alchimie che regolano l'universo femminile, mi scontro sempre con gli stessi archetipi. Uno di quelli più interessanti è quello della donna, o ragazza, o femmina che viene abbandonata. Lo ammetto: è una delle mie ossessioni, come Omicidio a luci rosse di Brian De Palma per Mister Patrick Bateman.

Ossessione perché il più delle volte è la Lei di turno ad abbandonare. L'ho già scritto e a costo di diventar noioso lo ripeto: le donne sono molto più in gamba di noi uomini che di solito o siamo uomini di merda o...non so, aggiungete a piacere tutte le varianti da stronzo in poi.

Cadiamo nella sfera dei luoghi comuni: noi uomini siamo poco furbi e quindi incapaci di razionalizzare. Il sorriso verticale femminile diventa come un vizio, anzi una dipendenza, come il fumo da sigaretta o l'eroina e quindi ci trasformiamo in umanoidi incapaci di intendere e volere.

La donna abbandonata. Vuole solo divertirsi. Accipicchia, ha proprio ragione! Usciamo con le amiche, rispolveriamo agendine fitte di numeri e via! A caccia di ragazzi!

Dice: ma scusa, non volevi divertirti (come nella canzone della Cindy Lauper?)
Lei: certo, ma voglio anche INNAMORARMI!

Calma, calma. Cosa cazzo sta succedendo? Divertirsi...innamorarsi...qui c'è qualcosa che non mi torna.

Ecco: le ragazze più zoccole di solito sono quelle che se abbandonate non è che si divertono magari sollazzando i poveri sfigati come Zio Robbo (che è stato sempre tagliato fuori dalla Grande Caccia Alla Fica ), no, loro diventano il Kitsch del Romanticismo, regrediscono al solito stato pre-adolescenziale. Prima si riempivano i Diari Segreti, ora si riempie la Pagina Personale di Facebook di cazzate sull'amore eterno. Il rapporto è poi direttamente e maledettamente proporzionale: più la ragazza è troia (perdonate la volgarità!) più vuol far vedere che non lo è, che lei vuole tornare a spasimare, vuole AMARE!

Per piacere. Fossi donna, e qui lo ripeto a costo di diventare noioso, non mi farei molti problemi a esser più troia (di nuovo! Perdonatemi!) Non la darei via come il pane, ma saprei divertirmi come dico io. Altro che Amore. Le amiche me le porterei a letto, gli amici pure. E nei momenti di solitudine un bel dildo fluorescente risolverebbe ogni cosa. La masturbazione maschile fa cagare, ve lo assicuro. Sono un esperto.

I LOVE PORN GIRLS. Altra ripetizione. Almeno loro, le ragazze del porno, non sono ipocrite.
Pur piacendomi le donne con qualche chilo di troppo (come Billy Bob Thornton in Bad Santa) lascio una foto di Sasha Grey. L'icona del porno popular.

Questione di libertà. Quando si accusa il porno, si accusa la democrazia. Perché la libertà democratica è eccessiva per natura. Non lo dico solo io. Lo afferma, nella Repubblica, Platone.

Quindi, mie care donne sole e abbandonate, divertitevi davvero. Evitate di ricadere nel solito errore. Perché o lascerete il vostro nuovo ganzo, o sarà lui a farlo, se è uno con le palle. Magari perché voi vorrete divertirvi. La ruota continua a girare.

venerdì 20 agosto 2010

SAVIA-NO

Ho letto Gomorra nell’agosto del 2006. Mi aveva attirato la faccia dolente dello scrittore, in quarta di copertina. E il sottotitolo. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.

Avevo appena terminato di leggere lo stupendo Romanzo Criminale di De Cataldo e Ragazzi di malavita di Bianconi, versione romanzata il primo, di inchiesta il secondo, sulle vicissitudini dell’organizzazione criminale denominata Banda della Magliana.
Dopo aver letto Gomorra confesso di essere stato un po’ deluso. Alcuni capitoli mi avevano entusiasmato: Il porto, con una scena iniziale spaventosa, da film horror. La descrizione del Sistema camorristico. La guerra di Secondigliano. Kalashnikov. Hollywood. Altri capitoli mi avevano lasciato un po’ freddo.
In sostanza avevo preferito De Cataldo e Bianconi, e speravo di trovare, seppur in un argomento leggermente diverso, le stesse capacità narrative o giornalistiche.

Saviano è diventato poi un eroe. C’è stata dapprima la fatwa dei clan camorristi. I suoi articoli. Le apparizioni televisive. L’appello di scrittori e intellettuali affinché lo Stato proteggesse Saviano con la conseguente sconfitta della criminalità organizzata. Come in un film a lieto fine. Poi lo scivolone dello stesso Saviano lo scorso aprile. Uno scivolone sulla buccia di banana dell’auto-immolazione.

Soffermiamoci su alcuni punti. Primo: Gomorra. Il libro. Da quel marzo 2006, quando è stato pubblicato da Mondadori per la collana Strade Blu tutti, ma dico proprio tutti, volevano leggere o hanno letto Gomorra. Una moda, per il gusto italico, come tante altre. L’impegno civile del popolo, come quello di chi mette sul profilo di Facebook il logo di Emergency per lavarsi la coscienza da tutti i peccati ed essere solidale con realtà lontanissime (Tommaso Labranca ne ha scritto uno splendido articolo su Collateral, rubrica fissa della rivista Film Tv…grazie alla Firma Cangiante che me l’ha fatto leggere qualche mese fa!) è diventato quello di comprare Gomorra.

Non credo che tutti lo abbiano letto e vorrei chiedere a chi l’ha letto cosa ha capito.
A parte le considerazioni formulate più su, credo che il messaggio del libro (lo definirei, come ha fatto il collettivo di scrittori Wu Ming nel saggio New Italian Epic, Un Oggetto Narrativo Non Identificato. Etichetta esaustiva e meno ridondante di altre) che ho colto sia semplice e lampante.
Saviano, o meglio Gomorra, consideriamolo come un Oggetto dotato di vita propria, definisce la terrificante teoria marxista del potere criminale, già delineata da Manchette, lo scrittore francese che ha ri-generato il romanzo noir (e che considero un genio): criminalità organizzata e potere economico sono strettamente correlati. Il potere criminale è la colonna, o una delle colonne portanti dell’economia. Se cadesse questa colonna, l’intera economia colerebbe a picco. Altro che Crisi. Ecco perché, in maniera cupa e pessimista, non credo che esista alcun lieto fine.

Poi. Per de-savianizzare Saviano, tutti, ma proprio tutti, a partire dai suoi colleghi scrittori, avremmo dovuto utilizzare qualsiasi forma d’arte per manifestare un impegno civile pari a quello di Roberto. Solo così la criminalità organizzata, Camorra o Mafia che sia, non avrebbe potuto prendersela con alcuno. De-savianizzare Saviano. Pensateci.

Arriviamo ad aprile ultimo scorso. Burlesconi, seguito a ruota dal fido Emilio Fido (sarebbero due ottimi Don Chisciotte e Sancho Panza, se solo avessero intrapreso una seria attività artistica) dichiara che un libro come Gomorra in realtà nuoce perché pubblicizza all’estero un’immagine negativa dell’Italia. Complimenti per l’acume. Come se all’estero non sapessero già dell’esistenza di un’Italia da Operetta. Come se una cosetta come la mafia non l’avessimo esportata noi, il popolo di santi, poeti e navigatori. Ma per piacere.

Saviano però è caduto nella trappola, va senza dire. Invece di far parlare il suo Gomorra e rinchiudersi in un’invisibilità pari a quella di maestri della stessa quali Salinger, Pynchon e Pessoa, dopo le rassicurazioni di Marina Berlusconi alias Mondadori sulla libertà di espressione, Roberto chiede che tutti i dipendenti della casa editrice di Segrate una presa di posizione nei suoi confronti.
Mi chiedo: le ingenti royalties gli han dato alla testa? Sputa nel piatto dove ha mangiato? Non è meglio il silenzio, e che a parlare sia Gomorra?
Quando si decide di pubblicare per Mondadori o Einaudi bisogna saper scindere politica, letteratura e impegno civile. A quel livello, e ancor più dopo un successo planetario, se non si è d’accordo con l’azionista di maggioranza o minoranza bisogna preferire il silenzio e che a parlare sia il libro. Credo. O gli avvocati, se ci si sente diffamati. Le dichiarazioni di Burlesconi lasciano il tempo che trovano. Se Roberto avesse pubblicato con una casa editrice meno famosa tutto questo scalpore ci sarebbe stato?

Non lo so.

Per dovere di cronaca e dovizia di particolari lascio il link a un articolo dettagliato sullo scivolone di Saviano sul blog di Federica Sgaggio, da cui ho tratto ispirazione. La fonte è sempre il blog dello scrittore, insegnante e musicista Valter Binaghi. Grande Federica!

Meditiamo. In silenzio. Invisibili.







giovedì 19 agosto 2010

I FACEBOOKED YOUR MUM

SOTTOTITOLO: LA VOGLIA DI C#*ZO AI TEMPI DI FACEBOOK


"Ci sono ragazzi che sono in grado di lasciare una ragazza. Io non sono tra questi. Le ragazze, le donne, sono molto più determinate e decise della maggior parte di noi uomini. Ne sono convinto.
Quando prendono la decisione, non demordono. Non tornano indietro. No.

I ragazzi, gli uomini…è diverso. Se mollano una ragazza è perché sono davvero stufi della relazione o perché sono davvero dei dritti. Dei fighi. Mollano la tipa per rinegoziare i termini del rapporto con Lei. In questa fase le ragazze, di solito astute come volpi e spietate come mantidi religiose, diventano molli come budini e seppur non proprio innamorate di Lui cadono in una strana forma acuta di depressione simile alle paranoie delle quindicenni nei primi due anni delle scuole superiori. Non vogliono essere lasciate. Devono essere loro a lasciare. E che cazzo. Intanto il Lui di turno magari se la spassa con una di quelle ragazze che vogliono solo divertirsi come Cindy Lauper. Nel frattempo Lei cerca conforto nelle amiche o ex-amiche che ritrova dopo tanto tempo, esce, incontra nuovi ganzi ma il suo cuore batte solo per Lui, a cui giura fedeltà e amore eterno. Lui si stanca delle ragazze che vogliono solo divertirsi come Cindy Lauper, riprende i contatti con Lei, la lascia rosolare ancora un po’ a fuoco lento, poi le dichiara fedeltà e amore eterno. Avendo la meglio su di Lei, ormai imbambolata dopo tanto dolore ma ora Sua Per Sempre. Solo qui le donne mostrano la loro vera debolezza. Il loro punto debole. L’abbandono e il dolore che consegue le rendono deficienti. Invece di mandare affanculo Lui dopo aver patito le pene dell’inferno, cascano a piedi uniti nella trappola. Per sempre. Il nostro sarà un amore infinito, vero? Ma per piacere.

Ecco. Vorrei essere il Lui di turno. Far parte di quella minoranza di stra-fighi. Invece sto nella maggioranza. Nella parte sbagliata. Come al solito.

In quella minoranza ci sono anche quei ragazzi, quegli uomini che riescono a non tornare sui propri passi. Che però non rendono un favore alla società. No. Trasformano le donne abbandonate in veri e propri mostri di acidità. Decise ad annientare qualsiasi maschio che si avvicini a loro. Lamentandosi poi di non trovare Il Principe Azzurro.

Riusciremo mai a comprenderci, uomini e donne, ragazzi e ragazze?
No. Non ci riusciremo. Mai."


Premessa: non ho un profilo su Facebook. Però due persone a me vicine mi permettono di utilizzare i loro profili e così ne approfitto per sublimare l’ipocrisia del conservatore bigotto, con monocolo e pipa in bocca, che alberga in me. Come un moderno Peeping Tom spio in questo buco della serratura grande come il mondo per farmi, senza la mia vera identità, i cazzi di chiunque. A volte stare con due piedi in una scarpa (e con un bel sassolino, che rappresenta la coscienza, all’interno della stessa) è un bel piacere segreto. Come la masturbazione.

Precisazione: il pezzo tra virgolette l’ho già postato lo scorso 26 aprile. L’ho scritto in quella cosa che si chiama manoscritto a cui sto lavorando da tempo e bla e bla e bla. Si può considerare come la riflessione, in forma narrativa, delle categorizzazioni femminili che trovo spiando su FB.

In parole povere: adoro le donne ma le considero creature misteriose e un po’…ecco… pericolose. Talvolta vorrei essere donna per un paio di giorni (non in quei giorni, però!) e provare l’ebbrezza del potere conferito dal sorriso verticale che loro si portano appresso da sempre. Un prodotto che non conosce crisi o altre amenità varie. Che vende molto più delle armi o della droga. Un prodotto che, se non sei particolarmente sfigato, riesci a ottenere in modo gratuito e senza impegni.
Qui scattano le mie elucubrazioni. Come si evince dal pezzo in corsivo, le donne più pericolose sono quelle che sono state lasciate. Sì, perché loro non vogliono e non possono essere lasciate. Sono loro a dover lasciare. Imperativo categorico. Secondo me non è tanto il dolore dell’abbandono, ma il dolore di non aver esercitato il potere che permette loro di abbandonare gli uomini. Le donne abbandonate da un figo pazzesco (figo solo per aver avuto le palle di mollarle, eh!) che non torna sui suoi passi sono le peggiori. Devono dimostrare al mondo che va tutto bene. Che loro sanno come divertirsi. Che con le loro socie (leggi: amiche) non hanno più bisogno degli uomini. Uomini? Puah! Ho le mie soc!(leggi: amiche) Meno male che quando sono depresso decido sempre di tapparmi in casa.

Molte di loro però affrontano periodi di depressione. Cercano, vogliono ri-trovare la persona giusta, quella che potrebbe/dovrebbe far provare loro emozioni in realtà mai sopite. Non si accorgono però che questi fantomatici super-uomini vivono solo nelle loro fantasie. La realtà è fatta di gente normale, che però loro snobbano. La normalità fa paura. Servono uomini duri. Sicuri di sé. Un po’ stronzi. Ma anche teneri. Molle non lo sento, duro mi fa male, ripeteva mio nonno. La soluzione: duro che duri?

Ancora peggio le donne che ri-tornano con il tipo, perché questi è tornato sui suoi passi. Potrebbero mettersi un burqa e farla finita. Non le puoi avvicinare. Se ti mostri interessato ti tagliano le mani.
E le donne che stanno da sempre insieme al loro amore adolescenziale? Ho conosciuto ragazze giovani, ventidue massimo ventitrè anni, che si portavano sul groppone storie di dieci, dico dieci anni alle spalle. Ma siamo matti? DIECI ANNI? Il nostro sarà un amore infinito? Aiuto. Mi viene male al solo pensiero.
Comunque prova ad avvicinarti a loro. Prova. Altro che lupara bianca. L’unica alternativa è il suicidio. Un semplice interessamento e zàc! Ti tagliano le palle. Aspetto solo che la ruota giri. Così mentre noi uomini invecchieremo come il buon whiskey, loro diventeranno delle vecchie minestre. Non le calcolerà più nessuno. Contrappasso.

Possibile poi che alcune persone scambino il semplice interessamento, del tipo “mi piaci lo so che sei impegnato/a e mi spiace” come un istigamento al tradimento (che fa pure rima)?
Tradire. Tra-dire. Uscire fuori dai ranghi. Dagli schemi. Non voglio certo fare un’apologia del tradimento, ma come ha detto qualcuno (non ricordo più chi) la verità del tradimento non sta nella menzogna?
Ecco. Come non esiste l’amore infinito credo che non esista il partner perfetto.
Meglio: di santi, in giro, ce ne sono davvero pochi. Credo che tutti almeno una volta, anche solo con il pensiero, abbiamo tradito il partner. Un caffè con un/una collega simpatica è già un tradimento? O i pensieri, i sogni impuri che facciamo nei confronti di chi magari conosciamo da anni? Finiremo all’inferno per così poco?

Non so. Se si decide di tradire il partner non siamo certo condizionati da un concetto di male esterno tanto caro alla tradizione cattolica (e al relativo senso di colpa che ne consegue). Esercitiamo il nostro libero arbitrio. E dovremo anche scrollarci di dosso i tanto odiati sensi di colpa.
Si vivrebbe il tradimento in modo più sereno. Credo. Ripeto: non voglio apologizzare nulla che per il senso comune rappresenti un’abiezione totale.
Non voglio finire sotto processo come Socrate e poi bere la cicuta. No. Lungi da me.
Il discorso della fiducia e della gelosia è piuttosto complesso da affrontare. Il rispetto del partner che amiamo. Non si può quindi amare qualcuno e nel contempo desiderare qualcun altro? Il terreno sta diventando scivoloso. Le combinazioni sono molteplici e non si può generalizzare troppo.
Credo che un eventuale tradimento debba essere vissuto internamente. Non utilizzarlo come alibi per porre fine a qualsiasi tipo di relazione e non rivelarlo mai al partner, per evitare di rendergli la vita un inferno.
Il tradimento appartiene al foro interno di ognuno di noi. Quegli armadi pieni di scheletri che non vanno mai aperti.
Una ragazza con cui ho vissuto una relazione per un certo periodo (e che ha dato vita a un personaggio che sto utilizzando in quella cosa che si chiama manoscritto a cui sto lavorando da tempo e bla e bla e bla) mi aveva ammonito in modo positivo: “non mi interessa se ti piace prendere degli stuzzichini fuori dalla nostra storia, e non lo voglio sapere. L’importante è che torni ogni sera da me”. Ovvio che il monito non era a senso unico.
Certo il teorema della mia amica presta il fianco ad attacchi e critiche di ogni tipo. La semplicità di cui è pervaso però mi ha sempre fatto riflettere. Torniamo alla domanda di qualche riga più su: Non si può quindi amare qualcuno e nel contempo desiderare qualcun altro?
Si vivesse il tradimento con più leggerezza, forse…

Altra differenza tra uomini e donne è proprio il ruolo in un ipotetico triangolo amoroso. Le donne soffrono a essere l’angolo acuto della triplice relazione. Come amanti finiscono per considerarsi (forse) la seconda scelta. Forse. Dal canto mio credo che gli uomini ci sguazzino un po’ di più. Mi è sempre piaciuto essere quell’angolo acuto e acuminato.

Poi. Ci sono donne (ma anche uomini) che utilizzano social network (e chat) per diventare affermate/i navigatrici/tori di lenzuola. Come riflettevo con una persona che mi sta molto simpatica, perché non arrotondare facendosi pagare? Solo la pornografia può pagare? Si diventa dei poco di buono stabilendo un prezzo o lo si è già dandola/lo via praticamente gratis?
Dal canto mio l’ho sempre detto: I LOVE PORN GIRLS.

Il problema dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, Internet prima di tutti, è che hanno aumentato il concetto di cultura pop(ular). Romanzi che fino a poco tempo fa erano considerati cervellotici come, chessò, La Storia di Lisey di Stephen King ora sono di largo uso e consumo. Larghe fette di popolazione lo comprendono perché abituati a un consumo maggiore di strumenti e concetti che dieci, quindici anni or sono erano appannaggio di una ristretta élite. Per questo ho scritto la voglia di c#*zo ai tempi di Facebook, come sottotitolo.
Da qui le ragazze che si vendono in webcam o fanno le escort senza protettore/trice, utilizzando siti web più o meno criptati.

Non se la prendano le donne per quanto ho scritto: le adoro e se non le adorassi non ne avrei scritto. Non giudicatemi misantropo o misogino. L’intento delle mie parole è semi-serio. Non serioso, per carità. Amo le donne perché sono complesse e delicate allo stesso tempo. Complesse. Delicate. Complesse.

Qui un interessante link ai pericoli e alle insidie che si celano dietro la Madre (o il Padre, dipende dai punti di vista) di tutti i Social Network. L’ho estrapolato dal blog dello scrittore, insegnante e musicista Valter Binaghi.

I FACEBOOKED YOUR MUM.

lunedì 26 aprile 2010

UOMINI E DONNE?

Il titolo del post è una provocazione, un pretesto verso il terribile programma televisivo. È un "pezzo" contenuto in-quella-cosa-a-cui-sto-lavorando-da-nove-mesi-che-si-può-almeno-definire-manoscritto. Sedetevi. Ponetevi delle domande (fondamentale). Provate a darvi le risposte (essenziale). Nessun video. Non sapevo cosa aggiungere. Immaginate voi. Utilizzate il vostro cinema mentale.

Vito Walter Luongo

Ci sono ragazzi che sono in grado di lasciare una ragazza. Io non sono tra questi. Le ragazze, le donne, sono molto più determinate e decise della maggior parte di noi uomini. Ne sono convinto.
Quando prendono la decisione, non demordono. Non tornano indietro. No.

I ragazzi, gli uomini…è diverso. Se mollano una ragazza è perché sono davvero stufi della relazione o perché sono davvero dei dritti. Dei fighi. Mollano la tipa per rinegoziare i termini del rapporto con Lei. In questa fase le ragazze, di solito astute come volpi e spietate come mantidi religiose, diventano molli come budini e seppur non proprio innamorate di Lui cadono in una strana forma acuta di depressione simile alle paranoie delle quindicenni nei primi due anni delle scuole superiori. Non vogliono essere lasciate. Devono essere loro a lasciare. E che cazzo. Intanto il Lui di turno magari se la spassa con una di quelle ragazze che vogliono solo divertirsi come Cindy Lauper. Nel frattempo Lei cerca conforto nelle amiche o ex-amiche che ritrova dopo tanto tempo, esce, incontra nuovi ganzi ma il suo cuore batte solo per Lui, a cui giura fedeltà e amore eterno. Lui si stanca delle ragazze che vogliono solo divertirsi come Cindy Lauper, riprende i contatti con Lei, la lascia rosolare ancora un po’ a fuoco lento, poi le dichiara fedeltà e amore eterno. Avendo così la meglio su di Lei, ormai imbambolata dopo tanto dolore ma ora Sua Per Sempre. Solo qui le donne mostrano la loro vera debolezza. Il loro punto debole. L’abbandono e il dolore che consegue le rendono deficienti. Invece di mandare affanculo Lui dopo aver patito le pene dell’inferno, cascano a piedi uniti nella trappola. Per sempre. Il nostro sarà un amore infinito, vero? Ma per piacere.

Ecco. Vorrei essere il Lui di turno. Far parte di quella minoranza di stra-fighi. Invece sto nella maggioranza. Nella parte sbagliata. Come al solito.
In quella minoranza ci sono anche quei ragazzi, quegli uomini che riescono a non tornare sui propri passi. Che però non rendono un favore alla società. No. Trasformano le donne abbandonate in veri e propri mostri di acidità. Decise ad annientare qualsiasi maschio che si avvicini a Loro. Lamentandosi poi di non trovare Il Principe Azzurro. Riusciremo mai a comprenderci, uomini e donne, ragazzi e ragazze?

No. Non ci riusciremo. Mai.

sabato 10 aprile 2010

SIATE (CIR)CONCISI

Voglio diventare ebreo. Cambiare religione. Grazie al Lamento di Portnoy. Grazie a Philip Roth. O, volendo, per colpa di Philip Roth.

Mi è proprio venuta una fissa. A me gli ebrei sono sempre piaciuti. Ripeto: grazie a e per colpa di Philip Roth. Ho letto libri di altri scrittori ebrei, come Saul Bellow e I.B. Singer. Lo scrittore di Newark ha il merito di aver fatto puntare l’ago della mia bussola religiosa interiore verso il Nord dell’ebraismo. Senza fanatismi, per carità. Non li ho mai avuti nemmeno con la religione cattolica.

A me Alexander Portnoy è simpatico, e se fossi nato ebreo sarei un perfetto Alex Portnoy.
Voglio convertirmi. Rispetto a cattolici e musulmani, gli ebrei attendono ancora l’avvento del Messia. Hanno una marcia in più rispetto alle due altre più grandi religioni monoteiste. Vi pare? Aspettare ancora il Messia. Non so a voi ma a me l’attesa ha fatto sempre un bell’effetto. Più dell’evento stesso, quello atteso con ansia.

Il loro Dio, lo stesso di cattolici e musulmani, mi sembra più collerico e vendicativo. Uno con cui incazzarsi e da cui ricevere in cambio delle terribili vendette come insegnamenti per il futuro. Sono solo suggestioni letterarie, le mie?
Mi attirano le tradizioni, le feste, le benedizioni. Ho anche paura. Ogni volta penso ai possibili problemi. Che mi frenano. Andrà bene agli ebrei la mia volontà di convertirmi? Nonostante abbia superato da un pezzo tredici anni e un giorno, devo celebrare il mio Bar mitzvah? E la circoncisione? Devo circoncidermi o basta lasciare la punta del mio prepuzio così com’è? Oddio, la circoncisione. Incombe come una minaccia. Il terrore serpeggia tra le gambe. Mi chiedo: prima la circoncisione o il Bar mitzvah?

Zio Robbo


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