Le immagini presenti sul blog appartengono ai rispettivi proprietari e verranno rimosse a seguito di specifica richiesta.

ACHTUNG!

QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA. NON VIENE AGGIORNATO PERIODICAMENTE, QUINDI NON RAPPRESENTA UN PRODOTTO EDITORIALE EX L.62/2001

ZIO ROBBO

Queste sono le regole...

domenica 19 febbraio 2012

TRENTAGIORNITRENTALIBRI


Non va un cazzo bene. Per niente.
Ci provo lo stesso, anche solo per La Firma Cangiante, che oggi ha postato un gioco che sembra la versione ampliata delle impietose classifiche di Nick Hornby/Rob Fleming in Alta Fedeltà.
Quindi ci provo. Trenta giorni. Trenta libri.

Giorno 1 - Il Tuo Libro Preferito: "Il Lercio" di Irvine Welsh.

Giorno 2 - La Tua Citazione Preferita: "Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono - le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire che vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per la mancanza di uno che la racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare." da "Il Corpo", di Stephen King, nella raccolta "Stagioni Diverse".

Giorno 3 - Il Tuo Personaggio Preferito di un libro che hai letto: Rob Fleming, in "Alta Fedeltà" di Nick Hornby.

Giorno 4 - Il Libro Più Brutto che tu abbia mai letto: tanti, troppi. "Non buttiamoci giù" di Nick Hornby lo volevo buttare giù dal balcone, infatti.

Giorno 5 - Il Libro Più Lungo che tu abbia mai letto: "Guerra e Pace", di Lev Tolstoj.

Giorno 6 - Il Libro Più Corto che tu abbia mai letto: tanti, troppi. Ricordo le 96 pagine, esplosive, del pamphlet "Contro il '68" di Alessandro Bertante.

Giorno 7 - Il Libro Che Ti Descrive: "Tutti giù per terra" di Giuseppe Culicchia.

Giorno 8 - Un Libro Che Consiglieresti: "Dies Irae" di Giuseppe Genna.

Giorno 9 - Un Libro Che Ti Ha Fatto Crescere: "In un milione di piccoli pezzi" di James Frey.

Giorno 10 - Un Libro del Tuo Autore Preferito: "Tolleranza Zero" di Irvine Welsh.

Giorno 11 - Un Libro Che Prima Amavi e Che Ora Odi: "Il giovane Holden" di J.D. Salinger. Da ragazzino mi era piaciuto. Ora, dopo averlo riletto, non mi piace per niente.

Giorno 12 - Un Libro Che Non Ti Stancherai Mai Di Rileggere: sono due, o molti di più. Rileggerei tutto. Partendo da "Il Lercio" Di Welsh e "L'Ombra dello Scorpione" di Stephen King.

Giorno 13 - Il Libro Che Hai In Questo Momento Sulla Scrivania: "Drive" di James Sallis.

Giorno 14 - Il Libro Che Stai Leggendo In Questo Momento: "Una cosa da nulla" di Mark Haddon.

Giorno 15 - Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi: "Tre liceali bianchi saltellano in West Fourth Street...tutt'e tre con giubbotto nero da motociclista, modello Brando - Elvis - Ramones, il cuoio tempestato di stelle e teschi metallici, fibbie penzolanti e cerniera abbassata. Novembre 1979: "Rapper's Delight" ha appena fatto irruzione nella Top40...al sicuro, nell'appartamento, si tolgono i giubbotti, "Rapper's Delight" viene rimessa, i punk impegnati in una danza grottesca, a pogare sul divano, a giocare alla break dance, a fare scena..." da "La fortezza della solitudine" di Jonathan Lethem.

Giorno 16 - Il Libro Con La Miglior Copertina: da un punto di vista concettuale, una delle edizioni inglesi di "Tolleranza Zero" (in originale: "Marabù Stork Nightmares").

Giorno 17 - Il Personaggio con cui vorresti scambiare posto per un giorno: Johnny Smith de "La Zona Morta" di Stephen King.

Giorno 18 - Il Primo Libro Che Hai Letto: "L'isola del tesoro" di R.L.Stevenson.

Giorno 19 - Un Libro Il Cui Film Ti Ha Deluso: "L'acchiappasogni" di Stephen King (di cui mi ha deluso anche il romanzo).

Giorno 20 - Un Libro Dove Hai Trovato Un Personaggio Che Ti Rappresentasse: Bruce "Robbo" Robertson de "Il lercio" di Welsh, James Frey de "In un milione di piccoli pezzi" di James Frey, Johnny Smith de "La zona morta" di King. Uno e Trino.

Giorno 21 - Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te: "A scuola dallo stregone" di Carlos Castaneda.

Giorno 22 - Un Libro Che hai letto Da Piccolo: "Le avventure di Huckleberry Finn" di Mark Twain.

Giorno 23 - Un Libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasto o deluso o colpito: "Io uccido" di Faletti (deluso), "Viaggio al termine della notte" di Cèline (colpito).

Giorno 24 - Il Libro Che Ti Fa Fuggire Dal Mondo: tutti. Belli e brutti.

Giorno 25 - Un Libro Che Hai Scoperto Da Poco: "La trama del matrimonio" di Jeffrey Eugenides.

Giorno 26 - Un Libro Che Conosci Da Sempre: "Dracula" di Bram Stoker.

Giorno 27 - Un Libro Che Vorresti Aver Scritto: tutti. Di sicuro, "Carrie" di Stephen King.

Giorno 28 - Un Libro Che Farai Leggere Ai Tuoi Figli: troppi. Partirei da "Robinson Crusoe", di Daniel Defoe.

Giorno 29 - Un Libro Che Devi Ancora Leggere: troppi. "Vizio di forma", di Thomas Pynchon.

Giorno 30 - Un Libro Che Ti Ha Commosso: tanti. Molti. Troppi. "Il mio amico Leonard" di James Frey, "Franny e Zoey" di J.D.Salinger, "Colla" di Irvine Welsh.

Non va un cazzo bene. No. Poi arriveranno le Serie Televisive.

venerdì 9 dicembre 2011

SK8 OR DIE!

Capita che un elemento del passato torni a fare visita nel presente, aprendo uno squarcio nella realtà che sto vivendo; non così spesso, non così sovente, ma quando avviene vengo travolto da un treno di ricordi che mi spiazza e mi lascia senza fiato e mi fa venire voglia di scriverne.
Ho ritrovato per caso la mia prima e unica tavola da skate. Cazzo, già sento le risate e chi urla: Robbo, ma facci il piacere, tu, con quella testa di cazzo, sei andato sullo skate?
Eppure è così. Sarà stato il 1991. Al Balùn, per poche lire, avevo trovato una tavola che faceva al caso mio. Per i primi tre anni del Liceo, e in parte fino al quarto anno, no, per tutto il quarto anno del Liceo insieme ad altri compagni di quel tempo passavamo pomeriggi o intere giornate a fare acrobazie del cazzo con quelle tavole con le ruote. Ripenso al me, al Robbo di quel tempo, un ragazzetto magro con i capelli rasati, senza occhiali, non tanto diverso da chi sta pestando le lettere della tastiera del computer che ha davanti.

Non tanto diverso ma di sicuro molto più agile e spericolato. Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak!
Che figo...si imparava dai ragazzi più grandi, nei parcheggi sotterranei e in posti isolati dove alcuni si attrezzavano e improvvisavano, davvero improvvisavano rampe dove potevamo cazzeggiare alle grande...Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak! E via...qualcuno veniva con le Bmx o con le Mtb e via, le acrobazie diventavano sempre più audaci...mica ci riparavamo con ginocchiere o altro, manco per il cazzo. Jeans, magliette con le tre strisce dell'Adidas, sneakers di qualsiasi tipo ai piedi; mancavano i grattacieli di Manhattan alle nostre spalle e il verde di Central Park e si poteva davvero essere a Gotham City, La Grande Mela. Braccia nude, cemento e cadute che ti spezzavano le ossa, disegnavano lividi dappertutto e divoravano la fibra dei jeans.
Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak!

Sublime quando qualcuno portava quei mega stereo portatili, dei radioloni che sputavano note a un volume da lite condominiale, le ragazze con le macchine fotografiche, e via, si ascoltava musica e si ballava...Anthrax, Metallica, Alice In Chains, Pearl Jam, Ugly Kid Joe e poi Rage Against The Machine, Therapy? e poi Rap e Funk...ci piaceva scimmiottare i rapper, manipiedibracciagambe che scattavano come attraversati dalla corrente elettrica...Sugar Hill Gang, GrandMasterFlash, The Pharcyde, Urban Dance Squad, Public Enemy, Run Dmc e il primo funk dei Red Hot Chili Peppers...alcuni di noi con i pantaloni larghi in perfetto Freaky Style...e lo skate continuava a produrre quel rumore eccitante e magico: Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak!

Le acrobazie. I tricks. La maggior parte di noi eseguiva degli Ollie e basta, altri li utilizzavano come base per trick molto più elaborati. Non sono mai arrivato a eseguire un flip, a staccare e far ruotare la tavola. Ci ho provato. Mi sono sfracellato parecchie volte. Chissenefrega ho sempre pensato. A me piaceva divertirmi, cazzeggiare, ghignare. Spararmi le pose davanti alle amiche, giocare a fare il figo. C'erano i soliti pesantoni del cazzo che dovevano rovinarti il pomeriggio con le loro cazzo di competizioni, il loro linguaggio pseudo accademico e impegnato...noi sì che siamo bravi, noi sì che siamo dei fighi...Ta - tlak, Ta - tlak, Ta - tlak! Andatevene affanculo e succhiatemi il cazzo, stronzi!

Si cercava di studiare, ma si ascoltava sempre tanta musica, si cazzeggiava mica da ridere, le giornate parevano durare mesi, e strimpellavo pure il basso, only for fun, insieme a un compagno di classe, e quelle note modulate e profonde mi cullavano lo stomaco. La sera provavo a scrivere, la bussola interiore cercava un Nord e non lo trovava, in quel quadriennio costellato di riti di passaggio.

Poi ci fu la gita a Strasburgo e Baden Baden, di cui ho già parlato qui. Cinque giorni che mi porterò fin dentro la tomba, cinque cazzo di giornate in cui tutto non è mai più stato lo stesso. Il sesso, la prima volta, con una ragazza, una realtà differente nella scuola che ci ospitava, ragazzi che facevano skateboarding meglio di chiunque altro, ragazze che suonavano la chitarra meglio di tutti, la solita fontana dei desideri, Salma che mi invita a esprimere un desiderio buttando un plettro nella fontana, io che la prendo per il culo ma poi un cazzo di desiderio lo esprimo...poi ci fu la caduta, il quarto anno. Capii che lo skate sarebbe finito così. Solita musica a palla, birra in bottiglia, odore di erba, risate, foto, la mia maglietta nera con una provocante Louise Veronica Ciccone e la scritta Like A Virgin, un flip provato a cazzo, intontito da birra e fumo, il mento che raschia il cemento.

Pronto Soccorso. Il dottore, che somigliava a Sberla dell'A-Team, che mi prendeva per il culo. Ricucito come una salamella, ma Sberla fece un buon lavoro perché col tempo quei tre punti di sutura sono sbiaditi.

Le cose più importanti sono le più difficili da dire, perché le parole le immiseriscono. È difficile che un estraneo provi qualcosa per le cose belle della tua vita. Stephen King ha ragione. Ma questo cazzo di skateboard ha aperto un varco nei ricordi. So che a molti non gliene fregherà un emerito di quanto ho scritto, ma penso anche che sia compito di ognuno di noi utilizzare in qualche modo il passato, i ricordi che non abbiamo mai immortalato nelle fotografie, per illuminare il presente che viviamo ogni giorno; e fissare qualcosa per il futuro. Non sappiamo che cosa, ma l'adolescenza ha avuto e ha un significato preciso per molti di noi. La stessa adolescenza è un intero rito di passaggio. Dentro gli occhi di alcuni rimane la stessa luce. Salgono dallo stomaco alla gola le stesse sensazioni di un tempo. Stringendo lo skate vorrei tanto tornare a quei tempi, ma non per fare il nostalgico, per carità, non fraintendetemi. Solo per provare quel gusto della libertà, quell'eterna primavera della speranza che vorrei non mi abbandonasse mai, Mai, MAI. Vorrei risentire quel Ta - tlak della tavola e flippare sempre e ovunque. Dove osano le aquile, per intenderci.

E se ci pensate un secondo su, capirete da soli quale desiderio ho espresso, quel pomeriggio ventoso di marzo del 1993.

Zio Robbo








giovedì 7 aprile 2011

DIETRO LA RUOTA

Ideale seguito del video di Never let me down again, sempre con la formazione DaveGahanMartinGoreAndrewFletcherAlanWilder, sempre girato da Anton Corbijn, sempre dall'abum Music For the Masses, sempre in bianco e nero, girato addirittura in Italia.


Sempre un gioiello.


Zio Robbo


mercoledì 6 aprile 2011

NLMDA

Never Let Me Down Again. Una delle più intense (e belle) canzoni dei Depeche Mode nella versione DaveGahanMartinGoreAndrewFletcherAlanWilder. Il video, girato dal geniale Anton Corbijn, è un piccolo gioiello noir, che potrebbe aver scritto Manchette, con quel bianco e nero virante al seppia; si canta di solitudine, amicizie che non sono quello che potrebbero essere e valori che muoiono e dipendenze e.


Meglio far parlare note e immagini. Se rimuovono il video, basta cliccare sul titolo per vederlo nella sua bellezza.


Zio Robbo


venerdì 18 marzo 2011

RADIOACTIVITY

Ora, dopo il terremoto in Giappone, con i teorici della cospirazione che affollano la ragnatela di Internet con una quantità impressionante di ipotesi terrificanti su terremoti provocati da bombardamenti della ionosfera e quant'altro (Nikola Tesla, per favore, non rivoltarti nella tomba), la minaccia nucleare torna a farsi sentire.

Qui da noi, nel Belpaese, che ieri ha festeggiato centocinquanta anni portati davvero malissimo, ci apprestiamo a votare un referendum su un decreto legge che riporterebbe in casa la minaccia nucleare. Non so voi, ma da bambino ero terrorizzato dal nucleare. Dopo Chernobyl e dopo aver visto un terrificante film a scuola, monito sugli effetti di quello che era definito il giorno dopo la bomba: The Day After.

Sui Kraftwerk non posso dire molto. Si presentano, nella storia della musica, da soli. Il live che lascio in coda spero faccia riflettere. Se pure in Giappone la memoria storica del gran sole di Hiroshima sembra caduta nell'oblio, ricordiamo ancora, come una cantilena: Chernobyl, Harrisburg, Sellafield e Hiroshima.

Radio - Activity.


Zio Robbo




domenica 13 marzo 2011

BUON NATALE (NON VOGLIO LITIGARE STANOTTE)

Un post che sarebbe andato meglio un paio di mesi fa. A Natale non si fa altro che litigare. Altro che essere tutti più buoni.

Zio Robbo


sabato 12 marzo 2011

IL KU KLUX KLAN MI HA FREGATO LA RAGAZZA

Chi non vorrebbe che gli capitasse mai una storia del genere? Gli uomini con il cappuccio bianco che ti portano via la tipa? Figo!

In realtà, a detta dei fan della band di NYC famosa per suonare centinaia di canzoni in appena sessanta minuti di concerto dal vivo e per il onetwothreefour, apripista di ogni pezzo, il testo venne scritta dallo zombesco cantante Joey Ramone dopo che Johnny, il fascista - repubblicano chitarrista della band, gli aveva rubato la ragazza.

Viva Los Ramones. Li adoro. Sappiatelo.



Zio Robbo

mercoledì 23 febbraio 2011

JOE BLOW

Sasha Grey

Lo so. Non aggiorno il blog. Sono impegnato a scrivere altro. Poi mi sono accorto che molti video che ho inserito nei novantanove post precedenti sono stati rimossi per le più svariate ragioni. Non era Internet, ex strumento militare, una sorta di Land Of Freedom? Non credo. Comunque, dopo l'ultimo post che risale al giorno del mio compleanno, ecco il centesimo post. Sperando che, nonostante e grazie alla fase acuta di scrittura creativa al di fuori del blog, quest'ultimo possa rinascere. Come era accaduto alla trasmissione Matrioska (ve lo ricordate il volgare e bruttissimo pupazzo Scrondo?) che rinacque dalle ceneri quale Araba Fenice.

Comunque. Le Niuuuz di Google stanno martellando da più giorni con due terribili notizie: l'aumento del binge drinking, una sorta di sbevazzamento fuori dai pasti e in tempi ridottissimi, soprattutto tra le donne, e il nesso eziologico tra sesso orale e cancro alla gola, dovuto a un simpaticcisimo Papilloma Virus.

No. Vada per il bere, ma la seconda notizia no. Il sesso orale non lo devono toccare. Una delle poche cose per cui vale la pena vivere. Arrivano questi tizi in camice bianco, mostrano qualche grafico...e addio blow job? No. Non posso veder tramontare un'epoca del genere porno (P.O.V., Point Of View e tutti i sottogeneri quale Bukkake, Gagging, Deep Throath, Over The Edge e bla e bla e bla). No. Non ci sto. Donne, non credeteci.

Poi. Un consiglio ai maschietti. Evitare Blow Job con una donna dedita al binge drinking. Come mi è capitato in passato, potreste trovarvi, nel momento topico, con la parte inferiore del corpo e i pantaloni imbrattati di vomito. Il puzzo di vomito vi seguirà dappertutto. Anche nei vostri incubi.

Lascio un video dei Gossip. Sperando che non lo tolgano.

Zio Robbo



lunedì 17 gennaio 2011

GIRL POWER

Richard Gere

Dopo un lungo bagno infilò nel videoregistratore
Pretty Woman.
Lisa fu colta da un sussulto di colpa al contatto elettrico che riportò in vita il vibratore nella sua mano. Come se non ne avesse avuto abbastanza di cazzi a Ibiza, e di ogni forma, dimensione e colore, ma spesso è questo che capita coi cazzi, più ce ne hai e più te ne viene voglia. Quel lembo della passera si era infiammato di nuovo, e una distratta grattatina si era trasformata in un'esplorazione. Dopo era subentrata la tecnologia. Era arrivata al punto di un video sullo schermo e di un lento, delizioso titillio del clito. Richard Gere era proprio un maestro nei preliminari, mai nessuno era stato capace di mandare Lisa in un'estasi simile. Ora vediamo se Riccardone è abbastanza birichino da finire il lavoro...

Estratto da Colla, di Irvine Welsh, 2002 Ugo Guanda Editore, trad. di Massimo Bocchiola.

In tempi già sospetti, la sintesi di quello che ho sempre considerato essere il Girl Power. Anche per Welsh, a quanto pare. Se cliccate sul titolo del post, vi potete guardare un video e una canzone dei Groove Armada, duo inglese che ci ha rotto i coglioni con questo pezzo in heavy rotation su Mtv. La canzone può piacere, il video pure...e considero l'estratto di Welsh il lato B (o meglio il post - vacanza) che non viene mostrato dalla protagonista del video stesso.


Zio Robbo

martedì 28 dicembre 2010

MY DINNER WITH ANTHRAX

Magari...una cena di San Silvestro con Scott Ian, Dan Spitz, Frank Bello, Charlie Benante e Joey Belladonna...

Il video è un pezzo della diciottesima puntata della sesta stagione di Married With Children, serie tv made in U.S.A., moooolto white trash e poco red neck.

La canzone che eseguono Scott Ian e soci prima di spaccare tutto è In My World, di cui lascio poi il video originale.


Zio Robbo




giovedì 23 dicembre 2010

ALL I WANT FOR CHRISTMAS IS...HOLLIE FROM MANCHESTER!

Proprio così. Odio il Natale. Sarei felice di afferrare il Natale alle spalle. Tramortirlo e dargli fuoco, cospargendolo di benzina, prima. Dopo averlo, però, inchiodato al pavimento. Anche al Capodanno riserverei un bel trattamento: gli taglierei la gola o vorrei avere la soddisfazione di essere il boia che lascia andare la lama della ghigliottina e vede la testa mozzata del Capodanno rotolare giù dal palco. Grand Guignol. Al Ferragosto...mmmhh...è talmente inutile che gli sparerei in faccia: con un due canne caricato a pallettoni.

Sarei solo felice di trovare sotto l'albero Hollie Peers from Manchester, la ragazza rivelazione per il 2010 della Page 3 del Sun, il miglior tabloid britannico in circolazione...poi segue quella monnezza stampata di Nuts.

Lascio l'incipit di Manhattan, stupendo film di Woody Allen. In lingua originale. Segue la stessa versione di Londra, con la voce fuori campo densa di un accento cockney...if Woody Allen was born in London...forse odierei meno il Natale se lo potessi trascorrere a NYC o Londra...l'unico mio desiderio, dopo Hollie From Manchester, è farmi ibernare criogenicamente per qualche millennio e sperare di risvegliarmi in un pianeta popolato da grotteschi scimpanzè umanoidi...


Zio Robbo From The Block






mercoledì 15 dicembre 2010

V - VISITORS

Come ho già ripetuto ad nauseam, nell'attuale momento storico mi sento come nella celebre serie tv che è il titolo del post odierno, e di cui lascio la sigla. Mi sento come Marc Singer/Mike Donovan e i suoi compari della Resistenza e della Quinta Colonna. Fantasia o Realtà?

Dopotutto, i Visitatori erano venuti in pace e volevano solo un po' d'acqua, come il classico seltz che si richiede come accompagnamento a un caffè, quando ci si reca al bar.


Quindi: perché preoccuparsi?


Zio Robbo



mercoledì 10 novembre 2010

VAI VIA



Non vorrei passare per il disfattista di turno. La simpatia che provo per Saviano e Fazio è sempre stata minima, ma dopo aver visto in tivvù questa pubblicità, ho capito solo che i due signori di cui sopra non sanno scrivere perché con il giusto accento. O sbaglio? Magari esiste una regola che permette una licenza poetica quando si scrive per uno spot, su una lavagna, in stampatello. A me pare che il Savia - no nazional - popolare utilizzi una specie di apostrofo, come una lacrima sulla grammatica. Fazio, quando non impegnato con meteorologia e affini utilizza invece l'accento grave al posto di quello acuto. Qualcuno dell'Accademia della Crusca può darmi torto, per cortesia? Cancellerò, nel caso, il post, sostituendolo con blogghissime e pubbliche scuse.

Vi ricordate Adriano Celentano? Era il 1987, la trasmissione Fantastico 8. Celentano, vegetariano e amico degli animali (chissà se gli animali lo vorrebbero come amico, va senza dire), in pieno referendum sull'attività venatoria invitò gli italiani a scrivere sulle schede elettorali (ignaro di causare la nullità delle stesse) La caccia e contro l'amore. Scrisse lo slogan su una lavagna, dimenticando l'accento sulla e. Vi ricordate?

A me sembra di essere sullo stesso piano (basso).

Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile.



Zio Robbo




domenica 31 ottobre 2010

OGNISSANTI

Ultimo post di ottembre dedicato alla festa anglosassone più praticata nello stivale, dopo l'ancor più inutile Capodanno o notte di San Silvestro.

Omaggio al film di Carpenter.

Letture consigliate: Lunar Park di Bret Easton Ellis, Le notti di Salem di Stephen King, L'ipotetica assenza delle ombre di Massimo Padua.

Creepy!

Black cats and goblins and broomsticks and ghosts.
Covens of witches with all of their hopes.
You may think they scare me. You're probably right.
Black cats and goblins on Halloween night.
(Trick or treat!)


Zio Robbo



venerdì 22 ottobre 2010

LA PRIMA VOLTA (FA SEMPRE MALE)

Ricordate con chi avete fatto sesso la prima volta, nella vostra vita? Molti salteranno su: si dice con chi avete fatto l’amore o con chi siete andati a letto! Me ne frego, e ripeto: ricordate con chi avete fatto sesso la prima volta, nella vostra vita? La sottile differenza tra amore e sesso proprio non la comprendo. Forse perché non so definire quella brutta cosa con un bel nome che viene chiamata amore; il sesso è quello che è, e il porno è solo l’esibizione di quello che avviene tra le lenzuola.

Era il mese di marzo del 1993. Avevo sedici anni. Con i compagni di classe eravamo diretti in gita a Strasburgo e Baden Baden. Sul bus rimasi in disparte a leggere e guardare il paesaggio. Gli altri si stracciavano di alcool e canne. Mi ero portato più libri che vestiti. Riuscii a leggere La lunga marcia all’andata e L’uomo in fuga al ritorno, entrambi di Richard Bachman. I compagni di classe erano tutti con capelli lunghi, chiodo e scarpe da basket e il me stesso di allora, ragazzetto rasato a zero come uno skinhead, con anfibi e felpe a buon mercato veniva un po’ ghettizzato. Non ci badavo. Rimasi estasiato di fronte a un cielo che mi sembrava diverso da quello che vedevo ogni giorno, chiuso in una sorta di eterno ritorno quotidiano, nella provincia torinese dove abitavo da sempre.

Il trattato di Maastricht stava diventando realtà. Provai la sensazione, per la prima volta, di sentirmi europeo. Europeo. Europeo. Nonostante il razzismo di inglesi, francesi, olandesi e tedeschi nei confronti di noi italiani (Italiani? No grazie!), nonostante la consapevolezza che addirittura spagnoli e irlandesi fossero più avanti di noi anni luce, il gusto dell’ Europa colpì tutti noi, al Parlamento Europeo di Strasburgo. Razzismo a parte.

A Baden Baden andò meglio. Nell’ostello dove alloggiavamo, mentre i soliti compagni dai capelli lunghi e chiodo si stracciavano ad alcool e canne, incontrai Salma. Era in gita con le compagne di classe. Capelli lunghi e neri, carnagione scura, culo abbondante e tette grosse, era l’incarnazione dello stereotipo femminile che da sempre ha turbato i miei sogni.

Viveva a Berlino. Quando ancora c’era il Muro, aveva avuto la fortuna di abitare nella parte occidentale della città. Mi raccontò che a dodici anni era lì, insieme a migliaia di altre persone, quando il Muro era caduto. Avevo solo ricordi televisivi offuscati dell’evento. Lei lo aveva visto dal vivo. Aveva vissuto, respirato la Storia.
Parlavamo in un inglese scolastico pessimo, per capirci, e ci prendevamo in giro parlando ognuno la propria lingua.
Pendevo letteralmente dalle sue labbra. Suo padre era di origine turca; la madre tedesca di Berlino. Mi spiegò cos’era un kebab, una cosa nuova ed esotica per me ma che lì era una consuetudine, visto che il padre gestiva una catena di fast-food di kebab.


Mi basta chiudere gli occhi, oggi, a distanza di anni, per ricordare la pronuncia dura di Salma, i capelli lisci e neri da sembrare blu e, soprattutto, le tette.
Ci eravamo baciati e abbracciati sulla funivia che solcava gli alberi della foresta nera, Schwarzwald; alle Terme di Caracalla, dove eravamo andati con le rispettiva classi, a vederla in costume, con tutta quella roba in mostra e che Salma non si vergognava affatto di mostrare, avevo faticato a nascondere un’erezione spaventosa che mi tormentava; poi c’era stata l’ultima serata.


Ci univa l’ascolto degli Ugly Kid Joe. Con me avevo portato il nastro di America’s Least Wanted, lei indossava la maglia di As Ugly As They Wanna Be. Altro che amore a prima vista.
Quell’ultima sera, dopo aver passato quasi due giornate e mezzo incollati l’uno all’altra, imbracciò la chitarra di una sua compagna e attaccò a suonare e cantare Cats in the cradle, che è una cover di un certo Chapin rifatta anche da Johnny Cash, una ballata che tratta di un padre che non ha mai tempo da trascorrere con suo figlio e intanto gli anni passano e i legami si sfaldano. Eseguì il pezzo in maniera sublime, tanto bene che mi vennero le lacrime agli occhi e quando passò a Busy Bee, altra ballata dell’album America’s Least Wanted implorai tra le lacrime di smetterla, già odiavo le ballate (DALLABNIKUFESIN!) ma quella sera, cantate da lei, mi facevano stare davvero male perché ero consapevole che dal giorno dopo saremo diventati di nuovo due ragazzi stranieri e certe cose a sedici anni ti ammazzano dentro e sapevo di essermi affezionato a lei e mi sarebbe mancata tantissimo e.


Venne il sesso. Dopo le lacrime. La prima volta fu un mezzo disastro. La seconda volta andò un po’ meglio. La terza non avrei mai smesso. La cultura dei pornaletti servì a poco. Mi mancò il respiro quando vidi per la prima volta un essere umano femminile in carne e ossa e per giunta nuda. Le tette. Le gambe. Il sorriso verticale, lì, spalancato davanti a me. Cominciai a sudare tantissimo. Non sapevo dove infilarlo con precisione. Col tempo sono diventato un fan assoluto del sesso orale, starei tutto il tempo a leccare passere e farmi succhiare l’uccello, ma quella volta certi orpelli mancarono: sarebbe stato richiedere davvero troppo al collaborazionismo.


Non chiedetemi perché non ci scambiammo gli indirizzi. A quei tempi non c’erano telefoni cellulari, Internet, e-mail. Si stava (forse) meglio, e la felicità non ci veniva data dalla tecnologia, ma sapevamo costruircela. Bastava una maglietta, una canzone, i capelli lisci e neri da sembrare blu di una coetanea di Berlino conosciuta in gita scolastica.
Dopotutto, non si vive neppure una volta.





mercoledì 20 ottobre 2010

THE END (FAITH NO MORE # 10)

Dopo il post di ieri, terribile solo per i link a due belle canzoni (ma si sa che il copyright su YouTube è elitario quanto la cultura del Circolo dei Lettori, F.U.C.K.), oggi la versione live di un pezzo zarrissimo della altrettanto zarrissima Lady Gaga a opera dei FNM, per concludere il loop dei video del gruppo di San Francisco.

Enjoint!

Federica Tommasi (pardon, Zio Robbo)



martedì 19 ottobre 2010

FORECLOSURE OF A DREAM

Zio Robbo è tornato. Vorrebbe parlare di tante cose, robe, situazioni. Di come lui, La Firma Cangiante e Mrs. Martinelli siano stati trattati a pesci in faccia durante l'incontro con Mr. Bret Easton Ellis, relegati in uno stanzino in differita video con la sala adiacente, solo perché i posti in prima fila sono andati a quei paraculi della Scuola Holden e affini, come ha raccontato la Firma Cangiante qui; di come sia assurdo che la cultura sia così elitaria, quando vengono spesi trecentomila euro mensili dei contribuenti per fare incontri in palazzi settecenteschi che non garantiscono il posto a chi non ha le giuste italiche conoscenze; di come le biblioteche non abbiano più fondi e non possano nemmeno comprare più libri; di come allo sciopero nazionale dei Metalmeccanici Zio Robbo abbia capito che i più duri di tutti siano gli operai, e lui era circondato di rivoluzionari che sono tali solo davanti a un cocktail nel locale più trendy dei Murazzi, tanto papi e mami pagano, chissenefotte, godiamoci questa gita a Roma; di come sia dispiaciuto di non aver ancora recensito due romanzi come L'ipotetica assenza delle ombre e Il contrario di tutto; di come vorrebbe finire il primo manoscritto di cui ha gia dato un centinaio di pagine all'editore Voras; di come si sente triste e depresso, il più delle volte.

Visto che quella merda di YouTube rompe il cazzo, ecco i link a due video che ho sognato stanotte.

Enjoy.


Zio Robbo

venerdì 8 ottobre 2010

TWILIGHT ZONE

Mi riesce difficile parlare di Twilight Zone, serie tv nota nello stivale con il titolo Ai Confini della Realtà. Una serie televisiva nata nel 1959 e che per cinque stagioni, fino al 1965, entrò nell'immaginario televisivo americano e mondiale. Difficile per la complessità dell'opera.

Negli anni ottanta venne ripresa in una nuova versione (a colori), grazie all'interessamento di Steven Spielberg. Tra gli autori anche Stephen King, che ha dedicato alla serie classica un capitolo del suo saggio sull'horror intitolato Danse Macabre.

Di sicuro la serie targata anni ottanta era decisamente inferiore alla prima. Di molti episodi vennero proposti come remake e altri arricchirono la lista dei nuovi classici. Molti episodi mi terrorizzarono letteralmente, quando ero bambino. L'uomo ombra, Lo Show di Zio Diavolo, Quarantena, La nonna (da un racconto di King) e soprattutto I serpenti della notte, dove un reduce del Vietnam, ossessionato dalle ombre dei suoi compagni morti, li fa rivivere come zombi che assaltano lo sperduto fast-food dove ha trovato rifugio nella classica notte buia e tempestosa.

Nel 1983 Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg e George Miller omaggiarono la serie anni sessanta con un film diviso in quattro segmenti più un prologo iniziale, di cui solo il primo segmento è una sceneggiatura originale. Gli altri sono remake, più o meno riusciti a parte il quarto, di Landis, che è bellissimo. Il regista propone il classico Nightmare at 20,000 feet (da un racconto di Richard Matheson), in cui uno squilibrato, a bordo di un aereo (nella serie tv originale era interpretato da William Shatner, il capitano Kirk di Star Trek) esce ancor più fuori di testa quando da un oblò vede un gremlin che sta sabotando un' ala dell'aereo.

Lascio i primi (quasi) otto minuti del prologo del film, sempre a firma del geniale Landis. Dan Aykroyd interpreta un autostoppista che sarebbe meglio non far salire in auto.

La volete vedere una cosa che fa veramente paura?

Enjoy.

Zio Robbo


« C'è una quinta dimensione, oltre a quelle che l'uomo già conosce. È senza limiti come l'infinito, e senza tempo come l'eternità: è la regione intermedia tra la luce e l'oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell'immaginazione, una regione che si trova...ai confini della realtà. »



martedì 28 settembre 2010

THIS IS NOT AN EXIT



"L’odore del sangue penetra nei miei sogni, che sono, nella maggior parte dei casi, terribili: un transatlantico in fiamme, l’eruzione di un vulcano alle Hawaii, la morte violenta di quasi tutti gli inside trader della Salomon, James Robinson che mi dà una fregatura, io che torno al collegio, e poi a Harvard, e morti che camminano per strada. I miei sogni sono un’infinita serie di incidenti d’auto e disastri aerei, sedie elettriche e macabri suicidi, siringhe e pin up mutilate, dischi volanti, jacuzzi di marmo, granelli di pepe rosa. Quando mi sveglio in un bagno di sudore freddo sono costretto ad accendere il televisore a megaschermo per coprire i rumori provenienti da chissà quale cantiere aperto ventiquattrore su ventiquattro. Un mese fa c’è stato l’anniversario della morte di Elvis Presley. Scorrono le immagini di incontri di football, col volume tenuto al minimo. Sento scattare la segreteria telefonica, una volta, due. È tutta l’estate che Madonna urla: - Life is a mistery, everyone must stand alone…”


Punto di partenza: ho sempre rifiutato la visione dell’adattamento cinematografico di American Psycho. Christian Bale nei panni del protagonista, Patrick Bateman, può risultare davvero azzeccato. Da un punto di vista strettamente personale preferisco immaginare Bateman con il faccione yankee dell’autore, Mister Bret Easton Ellis. In varie interviste lo stesso Ellis ha dichiarato che Patrick Bateman gli è stato ispirato dalla figura del padre, Robert. Come confessa anche nelle prime pagine di quel mirabolante gioco di specchi che è Lunar Park, pubblicato nel 2006.

A me piace immaginarlo come nella foto che lascio a principio post/recensione odierno. Braccia conserte, volto truce e occhiali da sole fascianti.
Ellis = Bateman. Anche qui un altro gioco di specchi. Stranger Than Fiction.
American Psycho, come lo definisce Giuseppe Culicchia in quarta di copertina, è un romanzo terribile e comico allo stesso tempo.
Culicchia ha tradotto il romanzo di Ellis in maniera esemplare, dopo la raffazzonata traduzione della Bompiani, targata anni novanta.
Simon & Schuster, editore di Ellis per Less Than Zero e The Rules Of Attraction, ritardò (forse ad marketing) l’uscita del romanzo a causa di alcune scene pubblicate su alcune riviste che suscitarono l’indignazione di numerose associazioni femminili e difesa dei diritti delle donne. In Germania venne messo all’indice e pubblicato solo nel 2001.

Il pezzo virgolettato a inizio post/recensione è il principio del capitolo Fine degli anni ’80 e credo che esprima al meglio la vera epifania, la reale rivelazione dell’intero romanzo. Incubi, ossessioni, musica, New York. Sangue. Litri di sangue.
Il romanzo narra la vita di Patrick Bateman, giovane e ricchissimo yuppie che vive a Manhattan e lavora, va senza dire, a Wall Street. Ellis descrive l’esistenza gelida e vuota di Patrick che in maniera compulsiva riempie le giornate di sedute dall’estetista, in palestra, cene e aperitivi nei locali più esclusivi di Manhattan. Strisce di cocaina di cui Patrick vede solo l’inizio ma non la fine fanno da contorno agli incontri con i colleghi Price, Van Patten e McDermott. La fidanzata, Evelyn Richards lo adora, così come Jean, la segretaria.

Di lavoro se ne vede poco, tra le pagine. La dorata esistenza di Patrick è solo un modo per cercare di affrontare il gelo interiore che pervade il protagonista. Ossessionato da tutto e tutti. Dal ristorante Dorsia, dove non riesce mai a prenotare un tavolo. Dai biglietti da visita. Dai marchi, brand e griffe che incorniciano i corpi delle persone che lo circondano. A malapena riconosce il viso di chi gli sta intorno, occupato a enumerare le marche di scarpe e vestiti.
La videocassetta di Omicidio a luci rosse di Brian De Palma, vista per ben trentasette volte di seguito. Il Patty Winters Show, talk-show che scandisce con inutili idiozie le mattinate di Patrick.

Bateman è solo un povero imbecille. Una caricatura. Crede di essere il più bello, il migliore, più in gamba di tutti. Mezzo impotente, riesce a farselo rizzare solo a botte di cocaina e film porno.
I dialoghi con i colleghi e le persone che incontra sfiorano il ridicolo. Il talento comico di Bateman è innato. Una comicità involontaria. Per fare un esempio, a una festa di Natale esce fuori dal locale e parla all’autista di una limousine, che lo tratta come un coglione. Bateman si accorge di essere vestito di tutto punto ma si è dimenticato di avere attaccate in fronte un paio di corna di renna. Finte.
Oppure quando incontra Tom Cruise in ascensore ma fa confusione riguardo i film interpretati dall’attore.
Incontri con altri belli e famosi ce ne sono in vari momenti del romanzo: come al concerto degli U2, con un surreale dialogo con il cantante Bono Vox.
La musica, gli hi-fi ipertecnologici, le videocamere sono un'altra ossessione del nostro anti-eroe. Con la sensibilità e il piglio di un giornalista musicale, Bateman-Ellis scrive tre capitoli dedicati ad altrettanti artisti della scena musicale pop-ular anni ottanta: Whitney Houston, Genesis e Huey Lewis & The News. La lucidità con cui affronta gli argomenti musicali rafforzano sempre più l’idea, nel lettore, che Bateman stia uscendo fuori di testa.

Colpa della cocaina? Colpa della palestra? Della pornografia? Del denaro? Della città in cui vive?
New York appare agli occhi di Patrick come un inferno di palazzi giganteschi, di persone che non si fermano di fronte a niente e nessuno, di barboni, tanti, troppi barboni che puzzano e chiedono l’elemosina a ogni angolo di strada, mille luci e altrettante ombre che gli affastellano il cervello saturo di cocaina. Bateman non distingue reale e irreale. Iper-reale è la parola d’ordine, nel suo vocabolario. Una New York da incubo, una città enorme dove Patrick, in lacrime, urla singhiozzando Voglio soltanto essere amato!

La solitudine. Jean, la segretaria, potrebbe salvarlo. Patrick sogna di correre con lei, a Central Park, in una giornata di sole. Una felicità essenziale, semplice, che potrebbe portarlo fuori dall’incubo a occhi aperti che vive ogni giorno.
Pazzia, o meglio follia omicida che lo conduce verso il baratro. Bateman pian piano comincia a uccidere barboni, bambini e ragazze squillo, in un crescendo wagneriano che arriva fino all’orrore puro.
Gli omicidi efferati di diciotto persone e le relative, lucide descrizioni, occupano solo quaranta delle quattrocento pagine del romanzo. Sono quelle che hanno portato scompiglio tra addetti ai lavori e non.
Patrick squarta, mutila, decapita, scrive col sangue sui muri di casa, conserva teste nel frigorifero, divora interiora umane, si cosparge di sangue con cui inzacchera le lenzuola del letto, prova addirittura a cucinare e mangiare una ragazza, una delle tante squillo (ora escort) che si porta a casa.
In una delle scene migliori (o peggiori) del romanzo, dopo aver fatto a pezzi una ragazza, decapita l’altra e, finalmente contento di avere una bella erezione, si porta attaccata all’uccello la testa, leggera, della malcapitata.
Le scene horror sono talmente abominevoli che, come in film quali Evil Dead, conducono chi legge a risate isteriche.

Ellis si è documentato su testi di criminologia per creare, con Bateman, il perfetto Serial Killer Letterario. Verrebbe da dire: il più bel Serial Killer Di Tutti i Tempi.
Alla fine ci si chiede: Bateman compie davvero tutte quelle atrocità? O è solo un modo per farsi notare? I cinesi della lavanderia dove porta a lavare vestiti e lenzuola non dicono nulla, così come la governante che gli pulisce casa da cima a fondo.
Patrick vuole essere amato, vuole essere notato e quindi o è un mitomane o è davvero il Serial Killer Per Eccellenza.

Donald Kimball, un detective, lo interroga e nonostante tutti i tentativi di confessione da parte del protagonista lascia cadere tutte le accuse. La scena è precisa, realistica, quasi cinematografica.
Patrick è sempre più annebbiato. Fuori di testa. Gli sembra di rivedere una delle sue vittime. Si porta un mitra Uzi in palestra. Colleziona vagine.
Intanto gli anni ottanta volgono al termine, ed Ellis ha così scritto il De Profundis di un intero decennio.
Mitomane, Serial Killer, Ritratto Perfetto di un Imbecille, Patrick rappresenta null’altro che il Capitalismo Imperante in una versione non solo metaforica, ma caricaturale. Anni ottanta dorati e bui allo stesso tempo.
Un sistema, quello capitalistico, che divora e distrugge tutto quello che non è omologato, catalogato o griffato. Una perfetta macchina di morte come lo sono solo i killer seriali.

Ellis ha dipinto, con American Psycho, tutto quello che ha odiato in un’epoca dove tutto era permesso a concesso a una classe sociale che possedeva il denaro, Il Capitale, per permettersi qualunque follia e oscenità. Un’oligarchia vuota e pericolosa. Che non è cambiata, negli ultimi venti anni. Che spende guadagni faraonici in modi assurdi. Danneggiando anche il pianeta e riproponendo ciclicamente il problema etico della giustizia distributiva ed ecologico della sopravvivenza dello stesso pianeta Terra.
La metafora sociale e politica di Ellis non è mai tramontata. Patrick Bateman smetterà mai di uccidere?


lunedì 27 settembre 2010

DOVE ERAVAMO RIMASTI? (FAITH NO MORE # 9)

Eccoci. Dall'album che rappresenta il canto del cigno nella produzione musicale dei FNM, con il modesto titolo di Album Of The Year, la canzone Ashes To Ashes.

Se cliccate sul titolo del post, parte il video di Ashes To Ashes di David Bowie. Altra superba canzone.

Poi. Andate a casa e guardatevi le due stagioni di Life On Mars (UK version) e le tre stagioni di Ashes To Ashes. Dimenticate Lost e guardate serie tv con finali degni delle stesse.

Enjoy.


Zio Robbo



venerdì 24 settembre 2010

VIAGGI NEL TEMPO

Tempo presente e tempo passato
sono forse entrambi presenti nel tempo futuro
e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
Se tutto il tempo è eternamente presente
Tutto il tempo non ha rimedio.


T.S.Eliot



giovedì 23 settembre 2010

SASHA GREY'S (ANATOMY)

Zio Robbo torna con le sue elucubrazioni.

Nel vano tentativo di comprendere le misteriose alchimie che regolano l'universo femminile, mi scontro sempre con gli stessi archetipi. Uno di quelli più interessanti è quello della donna, o ragazza, o femmina che viene abbandonata. Lo ammetto: è una delle mie ossessioni, come Omicidio a luci rosse di Brian De Palma per Mister Patrick Bateman.

Ossessione perché il più delle volte è la Lei di turno ad abbandonare. L'ho già scritto e a costo di diventar noioso lo ripeto: le donne sono molto più in gamba di noi uomini che di solito o siamo uomini di merda o...non so, aggiungete a piacere tutte le varianti da stronzo in poi.

Cadiamo nella sfera dei luoghi comuni: noi uomini siamo poco furbi e quindi incapaci di razionalizzare. Il sorriso verticale femminile diventa come un vizio, anzi una dipendenza, come il fumo da sigaretta o l'eroina e quindi ci trasformiamo in umanoidi incapaci di intendere e volere.

La donna abbandonata. Vuole solo divertirsi. Accipicchia, ha proprio ragione! Usciamo con le amiche, rispolveriamo agendine fitte di numeri e via! A caccia di ragazzi!

Dice: ma scusa, non volevi divertirti (come nella canzone della Cindy Lauper?)
Lei: certo, ma voglio anche INNAMORARMI!

Calma, calma. Cosa cazzo sta succedendo? Divertirsi...innamorarsi...qui c'è qualcosa che non mi torna.

Ecco: le ragazze più zoccole di solito sono quelle che se abbandonate non è che si divertono magari sollazzando i poveri sfigati come Zio Robbo (che è stato sempre tagliato fuori dalla Grande Caccia Alla Fica ), no, loro diventano il Kitsch del Romanticismo, regrediscono al solito stato pre-adolescenziale. Prima si riempivano i Diari Segreti, ora si riempie la Pagina Personale di Facebook di cazzate sull'amore eterno. Il rapporto è poi direttamente e maledettamente proporzionale: più la ragazza è troia (perdonate la volgarità!) più vuol far vedere che non lo è, che lei vuole tornare a spasimare, vuole AMARE!

Per piacere. Fossi donna, e qui lo ripeto a costo di diventare noioso, non mi farei molti problemi a esser più troia (di nuovo! Perdonatemi!) Non la darei via come il pane, ma saprei divertirmi come dico io. Altro che Amore. Le amiche me le porterei a letto, gli amici pure. E nei momenti di solitudine un bel dildo fluorescente risolverebbe ogni cosa. La masturbazione maschile fa cagare, ve lo assicuro. Sono un esperto.

I LOVE PORN GIRLS. Altra ripetizione. Almeno loro, le ragazze del porno, non sono ipocrite.
Pur piacendomi le donne con qualche chilo di troppo (come Billy Bob Thornton in Bad Santa) lascio una foto di Sasha Grey. L'icona del porno popular.

Questione di libertà. Quando si accusa il porno, si accusa la democrazia. Perché la libertà democratica è eccessiva per natura. Non lo dico solo io. Lo afferma, nella Repubblica, Platone.

Quindi, mie care donne sole e abbandonate, divertitevi davvero. Evitate di ricadere nel solito errore. Perché o lascerete il vostro nuovo ganzo, o sarà lui a farlo, se è uno con le palle. Magari perché voi vorrete divertirvi. La ruota continua a girare.

mercoledì 22 settembre 2010

TRAUMA

Dopo alcuni giorni di silenzio, ecco Zio Robbo On The Rocks! Che torna in forma non proprio smagliante.

Stanotte ho fatto un Doppio Sogno, come nella novella dello scrittore Schnitztler. Nel primo ero nella caverna di Platone, nel secondo Matilde, ingombrante personaggio del secondo manoscritto a cui bla e bla e bla si presentava a casa mia vestita metà uomo e metà donna, un androgino perfetto, uscito/a dal Simposio di Platone. Non capivo, nella lentezza onirica del momento, come facesse a sembrare donna e uomo allo stesso momento, lei che se fosse una ragazza da pagina 3 del Sun avrebbe bisogno di due pagine per l'enorme davanzale che si porta dietro. Boh.

Lascio il trailer di Trauma, serie tv che narra di ambulanze, elicotteri e paramedici proletari. Lettura consigliata: I Corpi Neri di Shannon Burke, ISBN edizioni.

Enjoy!


Zio Robbo



venerdì 10 settembre 2010

...SOMETHING COMPLETELY DIFFERENT... (FAITH NO MORE # 8)

Questa volta Evidence, dal disco King For a Day, La Firma Cangiante For a Lifetime (o era Fool For a Lifetime...mah...è lo stesso).

Esempio di quanto i Faith No More non siano mai stai uguali a loro stessi. Di questo disco molti ricordano solo Digging the grave, complice la versione cinematografica del librino Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Brizzi, con annessa canzone nella colonna sonora. Il resto dell'album è tutta un'altra faccenda.

Got a taste of evidence!


Zio Robbo



giovedì 9 settembre 2010

NO GRAZIE...

No grazie, il caffè mi rende nervoso. Film datato 1982, narra in chiave noir nostrana le vicissitudini degli organizzatori del Primo Festival Nuova Napoli, che si trovano a fare i conti con una sorta di Serial Killer dall'improbabile nome di Funiculì Funiculà. La polizia brancola nel buio. Lello Arena veste i panni di Michele, aspirante giornalista, che in una scena memorabile del film farà una tragica intervista a James Senese, che interpreta appunto il sassofonista napoletano.

Altra scena, che lascio in coda al post, è l'incontro (?) di Massimo Troisi, nei panni di Massimo Troisi, con l'omicida (o maniaco, o signor Nervoso...). Colpo di scena finale e comicità assoluta del grande Massimo Troisi.

Enjoy Mr. Nervoso!


Zio Robbo



venerdì 3 settembre 2010

MONORAIL

Visto che la Firma Cangiante li ha linkati, faccio lo stesso, con i Neurz.

In più inserisco il il collegamento al progetto Fenchurch Best Friends, che mi piace molto. La pagina di MySpace è davvero interessante.

Lo è ancora di più il video di Monorail - The Movie, che lascio in coda al post, privando i Faith No More del loro spazio.

Il video e il brano sono un omaggio a uno degli oggetti avveniristici più dimenticati della città di Torino, la monorotaia di Italia '61. Qui il collegamento alla triste storia della monorotaia ALWEG.

Enjoy Monorail!


Zio Robbo



giovedì 2 settembre 2010

GIOCONDA

La canzone che preferisco dei Litfiba. Per un soffio ho perso il loro concerto dal vivo lo scorso luglio, qui a Torino. Il testo di Gioconda sintetizza come ci sentiamo noi maschietti, il più delle volte...il video è kitsch, per carità...ho sempre pensato che Piero Pelù sia l'incarnazione di Randall Flagg.

Se non conoscete Randall Flagg siete dei coglioni fatti e finiti e per rimediare dovete leggere uno dei libri più belli dell'amato e odiato Stephen King: The Stand (in italiano, purtroppo, tradotto come L'ombra dello scorpione...e mi auguro che al traduttore del titolo uno scorpione velenosissimo gli abbia pizzicato la punta del pisello).

Gioconda!


Zio Robbo



mercoledì 1 settembre 2010

WALKING DEAD

Aspetto con una certa ansia il 31 ottobre prossimo venturo per il debutto della series premiere di The Walking Dead, ultima serie del network AMC. Lascio il trailer. Mischia un po' 28 Giorni Dopo, il remake di Survivors e Dead Set e, va senza dire, Romero...

Enjoy, per adesso!


Zio Robbo


martedì 31 agosto 2010

CALL GIRL

Lo ammetto. Senza ombra di dubbio. Fossi bello come Richard Gere o figo come Thomas Jane (il Ray Drecker di Hung) farei anch'io il ragazzo squillo. Farei gestire da una bella pimp (leggi: pappona o magnaccia, in inglese la parola è più carina) le entrate di denaro e la selezione delle femmine da ingroppare. Alla larga le donne troppo sofisticate, quelle con strane idee per la testa riguardo il feticismo estremo e i cessi con braccia e gambe. Sono mica Madre Teresa, no?

Fossi una bella donna, di quelle da schianto, cercherei un pimp (meglio negro, che fa tanto anni settanta) per selezionare la clientela maschile e accoltellare chi non paga o mi fa girare le palle. Cercherei di entrare nel giro della politica, dei parlamentari, del Parlamento Europeo, scaricherei il mio pappone negro e cercherei un'ottima copertura politica. Farei pure delle gang bang politiche.

Non fossi stra-figa riuscirei a puntare anche più in basso, nonostante qualche chilo di troppo, qualche smagliatura, ma un visino da bambola, un bel sorriso e la battuta pronta. Trecento euro a botta, servizi extra non inclusi. Alla larga pensionati bavosi.

Torniamo alla realtà. Non sono una donna e nemmeno Richard Gere. Sono basso, ho la faccia da scimmia e in questi giorni pure raffreddato. Povero Zio Robbo.

Ho fantasticato per lasciare il trailer di Secret Diary of a Call Girl, una bella serie con protagonista Billie Piper che interpreta una escort lanciatissima che di giorno è la solare Hanna, di notte l'infuocata Belle. Guardate la serie. Sto aspettando la quarta stagione. Godetevi Hanna/Belle, le mille luci di Londra e il suo accento cockney/high-class. Un calcio in culo a tutte le convenzioni.

Enjoy your escort!


Zio Robbo




giovedì 26 agosto 2010

...E ORA... (FAITH NO MORE # 7)

Questo è il massimo che sono riuscito a trovare in qualità di audio e video. Easy, cover di una canzone dei Commodores. Le ballate le schifo (come direbbe Scott Ian: DALLABNIKUFESIN) ma questa la tollero. Forse perché in coda allo splendido e inimitabile Angel Dust. Forse per l'assemblaggio di scene del video. A chi non piace, si fotta.


Gustate.

Zio Robbo



Cerca nel blog

Caricamento in corso...

Pagine

Lettori fissi